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The child of a KKK member touches his reflection in an African American police officer’s riot shield during a demonstration. [1992] - The 60 Most Powerful Photos Ever Taken That Perfectly Capture The Human Experience

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The child of a KKK member touches his reflection in an African American police officer’s riot shield during a demonstration. [1992] - The 60 Most Powerful Photos Ever Taken That Perfectly Capture The Human Experience

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A volte sono piccoli e apparentemente insignificanti dettagli a dirti la verità. Ieri sera, contravvenendo a una regola di vita che mi sono dato nell’ultimo paio d’anni e che rispetto con un discreto rigore, mi sono messo ad ascoltare un politico in televisione – nella fattispecie Graziano Delrio, il braccio destro del nuovo PresDelCons. Uno tosto mi sembra, uno che se gli chiedono “è vera questa cosa che si legge sui giornali” risponde “no” con un tono da cella frigorifera e pare che voglia dire “andiamo avanti e non perdiamo tempo con queste cazzate”, e senza dire per piacere. Ma c’è il momento in cui Fabio Fazio gli chiede della riforma del Senato, del perché e del percome e lui risponde dicendo “la classe politica merita rispetto”, poi fa una brevissima pausa come a cercare parole che di solito gli vengono facili alle labbra e già quella pausa sembra uno di quei piccoli e apparentemente insignificanti dettagli che dicono la verità, e poi riprende, e ripete “la classe politica merita rispetto” e allora so che sta per dirlo, lo guardo come si guarda un disastro incipiente e inarrestabile, e infatti lo dice, dice “quando è in sintonia con gli umori dei cittadini”. Ed eccola la verità, che è quella di una classe dirigente che si fa guidare da coloro che deve dirigere come un qualsiasi Vito Crimi: e nemmeno dai cervelli, ma proprio dagli intestini, dagli stomaci, dagli sfinteri; dagli umori. Per un momento mi chiedo che vita faccia Delrio per dire una cosa del genere, perché a vederlo sembra uno di noi, uno qualunque, uno come tutti, uno che passa attraverso incazzature e delusioni, gente che mette il muso o che sbrocca o che si chiude nel silenzio e tu non sai più che dire e fare, lacrime e risate, uno che sa – come tutti – che gli umori ti annebbiano la vista e la ragione. Delrio dice quella parola con l’unico lievissimo tremito di tutta l’intervista, una cosa da niente: e che dentro ha tutto, o almeno molto: inclusa la sconfitta di chi si mette comodo sul divano, in attesa che la prossima riforma venga scritta compulsando una tabella di bioritmi, per essere in sintonia con la natura.

pubertad:

Circle of Rembrandt, The Man with the Golden, c. 1650

(Reblogged from artdetails)
Sì, sì, sì, provava una incontrollabile tenerezza nei confronti della propria merdosissima vita. E una ridicola brama di averne ancora. Ancora sconfitte! Ancora delusioni! Ancora inganni! Ancora solitudine! Ancora artrite! Ancora missionari! Se Dio vuole, ancora figa! Ancora disastrosi impegolamenti in qualsiasi cosa. Per la pura sensazione di sentirsi tumultuosamente vivi, non c’è niente di meglio che il lato canagliesco dell’esistenza.
Il teatro di Sabbath - Piliph Roth
Non c’era più niente che fosse soltanto quel che era; ogni cosa gliene rammentava un’altra, passata e perduta o sul punto di perdersi.
Il teatro di Sabbath - Philip Roth

Record dell’ora (presso Velodromo Vigorelli)

(Source: gorolus)

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Esplosione di bellezza e puccyness

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